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L’EDITORIALE – SUBIACO E CASSINO, I GEMELLI DIVERSI: 3 MESI DOPO E’ GIA’ DIMENTICATA LA LEGGE SUGLI OSPEDALI MONTANI

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Subiaco e Cassino sono gemellati nel nome del comune patrono, San Benedetto. Però i Comuni sono gemelli diversi, almeno sulla sanità. Il 21 luglio, infatti, il sindaco di Cassino Enzo Salera è andato al Ministero della Salute: “ho illustrato al ministro le enormi difficoltà in cui si trovano ad operare gli operatori sanitari dell’ospedale Santa Scolastica di Cassino. Da qui nasce un grave disservizio agli utenti che, visto il grave periodo emergenziale dovuto al Covid che abbiamo vissuto e stiamo vivendo, desta ancora maggiore preoccupazione”. A Subiaco, invece, neanche un Pronto Soccorso ridotto a soli 2 medici su 5 è riuscito a smuovere il sindaco, Francesco Pelliccia, la cui ultima comunicazione pubblica sull’ospedale risale, infatti, al 5 giugno scorso. Quando, nella sua ormai abituale veste di annunciatore dell’Asl, assicurò sulle “fasi operative della ripresa dei cantieri del rinnovo del Pronto Soccorso e dell’Elisuperficie, con alcune lavorazioni che riprenderanno già dalla prossima settimana”. I lavori, invece, sono ripresi soltanto oltre un mese dopo quell’annuncio, il 13 luglio, e solo per l’elisuperficie, il cui cantiere ha già compiuto il suo primo anno il 19 giugno (a dispetto dei “160 giorni” indicati sul cartello e dai 5 anni del decreto che l’ha istituita). Mentre al Pronto Soccorso è ancora tutto fermo, come l’organico, rimpiazzato di turno in turno dai medici inviati da Tivoli, Colleferro e Monterotondo. Ma i medici scarseggiano anche a Chirurgia (ne sono rimasti 4 su 6: stessi numeri anche a Medicina). Però il sindaco non si muove. Neanche per la delibera-farsa che ha, obtorto collo, fatto solo dopo 2 mesi (il 23 aprile scorso) per chiedere al Consiglio regionale, ma solo perché lo avevano già fatto gli altri Comuni della Valle dell’Aniene, la ripresa dell’iter legislativo sugli ospedali montani. Ossia tentando di recuperare la norma del 2010, bocciata dalla Corte Costituzionale solo per l’entrata del Lazio nel piano di rientro. Ora che per il Lazio è prevista, a partire da agosto, l’uscita dal tunnel del commissariamento, con la riapprovazione di quella norma si recupererebbe la classificazione di “ospedale sede di Pronto soccorso” per l’Angelucci, che l’ha perduta nel 2014 in seguito al declassamento in “Presidio di area disagiata”. Dall’approvazione di quella delibera-farsa (falsata nei dati e nei passaggi indicati, diversi dall’originaria proposta lanciata da “L’Aniene” nel febbraio scorso) ora sono passati ben 3 mesi, ma il Comune di Subiaco (al pari degli altri municipi del comprensorio) non ha più detto una sola parola su quella legge così importante per l’ospedale Angelucci (e per il recupero del reparto di Terapia intensiva, smantellato 5 anni fa, di cui si sono già dimenticati tutti). O il sindaco di Subiaco (visto che che nella delibera del 23 aprile chiedeva “un tavolo con il Ministero”, dirottando su Speranza le competenze che sono in primis di Zingaretti) è capace di raccogliere il testimone da Cassino anche su come affrontare i problemi della sanità (non esiste soltanto la fiaccola benedettina per le processioni…) oppure passi la mano.

Antonio Sbraga

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