ASL ROMA 5: +9 CASI POSITIVI (435 I CONTAGIATI). RICHIESTA DELLA LEGGE SUGLI OSPEDALI MONTANI: PELLICCIA E LA CONVERSIONE SULLA VIA DI D’AMATO

“Asl Roma 5: 9 nuovi casi positivi. 0 decessi. Guarito un uomo di 94 anni, il secondo al Covid Spoke di Palestrina. 2220 persone sono uscite dall’isolamento domiciliare”.

Salgono così a 435 i positivi al coronavirus nei 70 Comuni dell’Asl Roma 5, perché 16 sono guariti a Guidonia Montecelio (64 i contagiati attuali), 23 a Tivoli (dove i 28 abitanti dell’edificio di via Maremmana Inferiore resteranno “in via del tutto precauzionale in quarantena sino al 20 aprile”), 8 a Vicovaro, 6 a Cervara di Roma, 5 a Subiaco, 2 a Castel Madama e Agosta, uno a Cineto Romano, Mandela e Affile.

 

LA CONVERSIONE SULLA VIA DI D’AMATO DEL SINDACO PELLICCIA

E’ la vigilia di Pasqua e, così come i cattolici ricordano l’adesione al cristianesimo di Paolo di Tarso nella famosa “Conversione sulla Via di Damasco”, anche a Subiaco si è miracolosamente assistito alla “Conversione sulla Via di D’Amato” del sindaco Pelliccia, che ha dovuto decidere, dopo oltre 2 mesi di ripetuti e ostinati No, di aderire alla protesta-proposta lanciata da “L’Aniene” il 4 febbraio scorso nei confronti della Regione Lazio.

Alessio D’Amato è, infatti, l’assessore regionale alla Sanità, al quale già 15 Comuni della Valle dell’Aniene hanno inviato negli ultimi 2 mesi il report, stilato da questo giornale, sulle principali criticità e carenze che affliggono ormai l’ospedale più piccolo del Lazio, al quale sono stati lasciati soltanto 25 posti letto ordinari per acuti.

Oltre alla protesta, le deliberazioni dei Comuni rilanciano però anche la nostra proposta: quella per la ripresa dell’iter legislativo della norma sugli ospedali montani del 2009.

Perché l’impianto generale di quella norma, dichiarata incostituzionale dalla Corte nel 2010, non venne sfiorato dalla sentenza, motivata solo dal fatto che la Regione, già commissariata dal Governo, non poteva allora legiferare sulla sanità.

Il 29 gennaio scorso, però, con l’annuncio di Governo e Regione sull’uscita dal Piano di Rientro della sanità laziale è tornata di nuovo percorribile la strada già battuta 11 anni fa da quella legge.

La quale fu votata da tutto il Consiglio regionale proprio per salvaguardare la classificazione di “ospedale sede di Pronto Soccorso” dell’Angelucci e i reparti che aveva allora (a partire dalla Terapia intensiva) concedendo una deroga “montana” rispetto ai parametri della legge nazionale che rischiavano di tagliarli (come, poi, avvenne nel 2014 con il declassamento a “Presidio di zona altamente disagiata”, che cancellò il 47% dei posti letto).

Ma Subiaco, proprio il Comune in cui ha sede l’ospedale, per oltre 2 mesi ha ripetuto il suo no. “Insieme per Subiaco”, il Gruppo consiliare della Giunta Pelliccia, si era arrampicato sugli specchi, fin sulle alture dell’avvocato Azzeccagarbugli, per cercare di giustificare (foto in basso) il diniego.

E “L’Aniene”, con questa newsletter quotidiana, ha cercato di smontare ogni giorno la pretestuosità e la falsità delle castronerie giuridiche accampate pur di non disturbare il manovratore regionale.

Ieri, dopo il progressivo accerchiamento dei Comuni del comprensorio, divenuti 15 venerdì con Bellegra, anche Pelliccia ha dovuto decidere di aderire all’appello rimangiandosi tutte le obiezioni e cambiando strada: da quella ministeriale alla “Conversione sulla Via di D’Amato”.

Ieri gliel’aveva chiesto anche “L’Aniene”, cercando di risvegliare il lupetto che è in lui:

“Lo Zinga-boyscout Pelliccia, invece di sostituirsi alla Regione e al Governo rispondendo No a quanto richiesto dai suoi stessi colleghi sindaci, si ripassi la promessa scout che conosce fin da bambino (“Con l’aiuto di Dio prometto sul mio onore di fare del mio meglio: per compiere il mio dovere verso Dio e verso il mio Paese; per aiutare gli altri in ogni circostanza; per osservare la legge scout”) e decida di seguire gli altri 15 Comuni, deliberando a favore di questa sacrosanta richiesta. Perché anche qui basta “osservare la legge”, ma non degli scout: quella italiana. E proprio lo stesso Decreto Ministeriale 70, quello che Pelliccia ora usa impropriamente per giustificare il suo incredibile No da oltre 2 mesi. Il Decreto 70, al punto “9.2.1 Ospedale sede di Pronto Soccorso”, sostiene infatti che: “Può essere prevista la funzione di Pronto soccorso, come descritta, in presidi ospedalieri di aree disagiate (zone montane, isole) anche con un numero di abitanti di riferimento inferiore ad 80.000”.

Il Decreto Ministeriale 70, quindi, già contempla la possibilità di concedere “la funzione di Pronto Soccorso” all’ospedale di Subiaco, ma lo deve fare la Regione, competente in materia di Sanità secondo il Titolo V della Costituzione”.

 

IL COMUNICATO STAMPA OMISSIVO

Però, come il vecchio Fonzie, anche Pelliccia proprio non riesce a dire “ho sbagliato”.

Nel comunicato stampa inviato (foto in basso), infatti, non è riuscito neanche a citarla la “legge sugli ospedali montani”, che pure rappresenta proprio l’oggetto delle deliberazioni degli altri 15 Comuni (che lui ha osteggiato fino all’altro ieri).

Non indica nemmeno le tante proteste che motivano l’esigenza stessa di quelle deliberazioni (ma edulcora tutto in una democristianissima richiesta di “miglioramento funzionale del presidio ospedaliero”). Limitandosi ad “approvare il testo di deliberazione già licenziato da alcuni Comuni” senza specificarne l’oggetto. L’unica richiesta che cita è quella lanciata da lui stesso “lo scorso 6 marzo relativa alla necessità di previsione per l’”Angelucci” di posti dedicati alla terapia intensiva/sub-intensiva”.

Senza ricordare, però, che non è stata manco presa in considerazione dalla Regione, che in questo mese ha già assegnato tutti i posti di Terapia intensiva con cui ha dovuto implementare la carente offerta degli ospedali laziali, però escludendo Subiaco.

Perché, come aveva subito avverto “L’Aniene”, Zingaretti la risposta negativa l’aveva già scritta 3 anni fa in un decreto, per questo abbiamo subito bollato come falsa ed irricevibile la lettera di Pelliccia.

Zingaretti, nel Decreto U00222 del 2017, per correggere l’errore dei decreti precedenti che continuavano ad indicare un reparto di Terapia intensiva ancora attivo a Subiaco (ma chiuso, invece, nel 2015), ammise infatti “una errata corrige nel riportare la presenza di letti di terapia intensiva che, ai sensi del DM 70/2015 e del DCA U00412 del 26/11/2014, non sono previsti per il Presidio di Subiaco in quanto Presidio di zona particolarmente disagiata”.

Se non si contesta alla Regione la conditio sine qua non della cancellazione di quel declassamento subito nel 2014, che resta la condizione indispensabile per il raggiungimento del ripristino del reparto di Terapia Intensiva, le lettere finiscono nel cestino, prendendo in giro i cittadini.

Se la Regione non vuol concedere motu proprio quello che lo stesso Decreto Ministeriale 70 contempla (“Può essere prevista la funzione di Pronto soccorso, come descritta, in presidi ospedalieri di aree disagiate (zone montane, isole) anche con un numero di abitanti di riferimento inferiore ad 80.000”), sani almeno la disparità di trattamento rispetto all’ospedale di Bracciano.

Al quale, con il Decreto 197 del 21 maggio 2015 fece “rimodulare l’offerta ospedaliera della ASL Roma F, in un Polo Ospedaliero Unificato (non contemplato dal Decreto Ministeriale 70, ndr) Civitavecchia-Bracciano, assegnando allo stabilimento di Bracciano, a seguito dell’incremento dei posti letto di area chirurgica, la funzione di Ospedale sede di Pronto Soccorso”.

Nella Valle dell’Aniene la Regione lo può fare creando il Polo Ospedaliero Unificato Tivoli-Subiaco.

Altrimenti, visto che domani è Pasqua, avvii la “resurrezione” della legge sugli ospedali montani. Purché faccia qualcosa, perché questa “Zona particolarmente disagiata” ha bisogno di un ben altro presidio: un ospedale vero.

Buona Pasqua a tutti.

 

Antonio Sbraga – L’AnienE-News n° 32 – 11/04/2020

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