Home Roma La “Tibruttina” addormentata da 12 anni: “Il completamento dei lavori? Nel 2021”

La “Tibruttina” addormentata da 12 anni: “Il completamento dei lavori? Nel 2021”

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E’ il cantiere stradale più vecchio della Capitale: è stato avviato nel 2008

Ormai è diventato il cantiere stradale più vecchio della Capitale. Sull’antica via consolare, infatti, c’è un cantiere gigantesco che dura con lavori a singhiozzo da oltre dodici anni, da quando nel 2008 fu inaugurato dall’allora sindaco Walter Veltroni che voleva allargare la strada. Percorrendola da Casal dei pazzi al Gra, passando per Rebibbia e San Basilio, tra buche, blocchi di cemento, reti arancioni, lo scheletro dell’ex fabbrica della penicillina, anche i più ottimisti cominciano a tentennare sulla fine dei lavori. E pensare che qui hanno sede aziende importanti di uno dei settori più avanzati dell’industria italiana: l’aerospazio. Tutti gli studi sui flussi di traffico parlano di un numero di lavoratori che oscilla tra i 20mila e i 25mila. Thales-Alenia e Vitrociset, solo per citare le aziende del gruppo Leonardo Finmeccanica, Rheinmetall Italia, azienda specializzata in armamenti per la difesa, le imprese informatiche Elt, Altran e Ised, gli studi della Titanus, quelli di Mediaset, ma anche la fabbrica dei biscotti Gentilini e degli sciroppi Pallini. Ma regna la desolazione nella strada che i romani costruirono per congiungere l’Urbe a Tibur, l’antica Tivoli. Anche se, all’interno del tecnopolo, lavorano più di 130 aziende (2.500 dipendenti), c’è un deposito di Amazon e a breve dovrebbe essere realizzato un grande cloud data center su cui Aruba ha investito 300 milioni. Il grande appalto, da decine di milioni di euro, aveva l’obiettivo di creare in entrambe le direzioni una corsia preferenziale riservata al trasporto pubblico che avrebbe permesso a tanti di recarsi al lavoro lasciando a casa l’auto. Riguarda sei chilometri di strada: da Casal dei Pazzi a Setteville, oltrepassando il Gra. E se la parte al di là del raccordo è in buona parte terminata, il resto è un enorme e orripilante cantiere a cielo aperto: senza operai e senza prospettiva di fine imminente. Eppure nell’aprile 2018 l’allora assessore capitolino ai Lavori pubblici, Margherita Gatta (M5s), aveva promesso: “I cantieri ripartono. Entro maggio 2019 il raddoppio della Tiburtina sarà concluso, abbiamo sbloccato un contenzioso con l’appaltatore riconoscendo 14,5 milioni dei 60 richiesti”. Lo sblocco arrivò nel 2018, ma nel febbraio scorso l’azienda – dopo 4 arresti e un sequestro da 100 milioni – ha dichiarato bancarotta. Recentemente al suo posto è subentrata un’altra società e adesso per il completamento si punta al 2021. Fidarsi, però, sembra difficile, ma una nota positiva c’è: nel recente assestamento di bilancio la giunta capitolina ha inserito 3 milioni di euro per l’allargamento.

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