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Regione, Acea Ato 2 chiede più acqua dal Pertuso Il no di 12 associazioni: “Basta rapine nella Valle”

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“Non ci sono motivi per aumentare le captazioni dagli attuali 360 litri a 550”

L’allarme è stato lanciato il 15 maggio scorso dalle associazioni ambientaliste e sportive della Valle dell’Aniene: “Per i gestori monopolistici del servizio idrico ogni scusa è buona per rapinare le risorse dei territori: è della scorsa settimana, infatti, la richiesta di ACEA ATO 2 di aumento temporaneo della portata derivata di 190 litri d’acqua al secondo dalla sorgente del Pertuso per l’approvvigionamento degli acquedotti Simbrivio e Doganella a integrazione della precedente concessione di 360 litri”. Ossia la replica di quanto richiesto, ed ottenuto dalla Regione, nel 2017. Ma, 3 anni dopo, “è incomprensibile la necessità di questo ulteriore prelievo, che metterà in crisi definitivamente l’equilibrio di bacino dell’Aniene: seppure l’inverno, come già in passato, sia stato siccitoso, è un fatto che da mesi la pandemia del Covid 19 ha costretto alla chiusura totale tutte le attività che più consumano acqua. Anche i picchi turistici di Roma e provincia, che notoriamente causano un maggior consumo di acqua, si sono bruscamente arrestati e, nonostante gli incentivi, economisti e imprenditori concordano sul fatto che questa estate l’afflusso turistico sarà nettamente inferiore a quello degli anni precedenti”, avvertono il Comitato Acqua Bene Valle dell’Aniene; Insieme per l’Aniene onlus; Italia Nostra sez. Aniene e Lucretili; Canoanium Club Subiaco; Associazione Amici dei Monti Ruffi; ASD Roma Adventure; Comitato Promotore del Parco Archeologico Ambientale dell’Antica Cava del Barco, dell’Area dei Travertini e delle Acque Albule; Associazione “Amici dell’Inviolata” onlus; Centro Sociale don Andrea Gallo; Ambiente Trasparente Onlus; ASIA-USB Tivoli-Guidonia e Valle dell’Aniene. Le 12 associazioni della Valle dell’Aniene ritengono, infatti, “che, come avvenuto dall’inizio della vicenda del Pertuso, si punti a invocare l’emergenza per appropriarsi definitivamente delle sorgenti. Ancora una volta anziché pianificare una gestione di buon senso, con la sacrosanta manutenzione della rete idrica (ACEA stessa dichiara dispersioni superiori al 40%), si perpetua l’esproprio forzoso delle risorse territoriali con progetti faraonici, a spese degli utenti. A nulla sono valse delibere e normative ottenute in questi anni e mai attuate dalla politica. La certezza è ormai una sola: ad ACEA vanno i lauti introiti dello sperpero dell’acqua, alle comunità della Valle rimarranno le acque reflue dei depuratori che chiameremo Aniene”.

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