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ASL ROMA 5: +17 CASI POSITIVI (TOTALE CONTAGIATI: 251)

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ASL ROMA 5: +17 CASI POSITIVI (TOTALE CONTAGIATI: 251). IL DIRETTORE DELL’OSPEDALE DI SUBIACO: “ABBIAMO SOLO RIDOTTO I LETTI” (IN QUELLO CON MENO POSTI DEL LAZIO). ANCHE ROMANZI ORA CHIEDE ALLA REGIONE LA PROPOSTA DI LEGGE MONTANA (MA SUBIACO CONTINUA A TACERE)…

“Asl Roma 5: 17 nuovi casi positivi di cui 2 alla Casa di Riposo di San Polo dei Cavalieri che sono stati ricoverati. 1071 persone sono uscite dall’isolamento domiciliare. Da domani disponibili ulteriori 18 posti di terapia intensiva. L’Ospedale di Palestrina viene inserito nella rete dedicata a #covid19 con 60 posti letto di cui 4 posti di terapia intensiva”, annuncia il bollettino regionale odierno. Salgono così a 251 i positivi al coronavirus nei 70 Comuni dell’Asl Roma 5.

“ABBIAMO SOLTANTO RIDOTTO I POSTI LETTO” (NELL’OSPEDALE CON MENO LETTI DEL LAZIO) –

Ieri il Tg-3 regionale, ribattezzato ormai il “Tg-Pro-Regione” (perché da sempre è il trombettiere propagandista del governatore di turno), ha mandato in onda un servizio da ridere su Subiaco, con tanto di scenette impostate, tutte girate a vantaggio di telecamera.

La più esilarante riguarda l’ospedale, con la voce del cronista impettita fuori campo che, alla stregua del “Cinegiornale Luce”, esalta “la vera novità dell’ospedale di Subiaco: 6 i posti letto per i malati di Coronavirus recuperati qui. E non solo per la Valle dell’Aniene”.

Niente di più falso: non si tratta di un reparto Covid-19 per la cura dei malati da Coronavirus, nemmeno per quelli a bassa-intensità. Si tratta di una cosa ben diversa: una semplice “Area di Stazionamento Covid 6 posti letto isolati”.

Contrariamente a quanto falsamente annunciato anche dal sindaco Pelliccia, infatti, non è stato creato alcun nuovo “spazio importante, che speriamo di non dovere utilizzare, ma che, nell’evenienza, è pronto anche per la nostra città”.

Perché nella “Area di Stazionamento Covid”, come ha spiegato la stessa Asl Roma 5, si assicura soltanto “la permanenza di detti pazienti in strutture protette all’interno dell’Ospedale sino all’arrivo del referto del tampone che contestualmente viene trasferito all’Istituto Spallanzani. Qualora il referto sia positivo, il paziente è immediatamente trasferito in uno degli Ospedali individuati dalla Rete a cura dell’ARES 118 in alto isolamento (BLS)”.

Hanno dovuto realizzare questa sorta di parcheggio-pazienti perché il Pronto Soccorso dispone di una sola sala per l’isolamento, ricavata peraltro dall’ex spogliatoio degli infermieri già nel pieno dell’emergenza, e attende da ben 4 anni l’“Intervento rinnovo Pronto Soccorso e Area dell’emergenza a partire dal 1 ottobre 2016”, annunciato da Asl e Comune di Subiaco il 27/04/2016, ma partito soltanto 3 anni dopo, con il cantiere fermo da un mese ancora a metà dei lavori, nonostante il cronoprogramma ufficiale di “160 giorni”, partiti dal 19/06/2019 (come per l’elisuperficie, che secondo il decreto regionale doveva essere “attivata entro il 31/12/2015) e scaduti da 4 mesi ormai.

Ma il picco di comicità involontaria del servizio televisivo si raggiunge però quando il direttore sanitario dell’ospedale, Franco Cortellessa, diceva: “L’ospedale di Subiaco non ha chiuso nessun reparto. Tutti i reparti sono attivi, abbiamo soltanto ridotto il numero dei posti letto. Siamo attivi col reparto di Chirurgia, il reparto di Medicina…”.

Dal tono, l’elenco sembrava dovesse continuare, invece s’è dovuto fermare, perché a Subiaco dal 2014 sono stati lasciati soltanto 2 reparti: Medicina e Chirurgia. Tutto qui, altro che “Tutti i reparti sono attivi, abbiamo soltanto ridotto il numero dei posti letto”.

Perché, anche sui letti, Cortellessa non dice che quello che dirige è l’ospedale con meno posti letto del Lazio (e, probabilmente, d’Italia) dopo il taglio inferto nel 2014, pari al 47% dei posti letto per acuti.

Il direttore non dice che, secondo il rapporto annuale della stessa Asl Roma 5, l’Angelucci è ormai dotato di soli “29 posti letto per acuti attivi” e riesce a soddisfare soltanto “il 34% del fabbisogno dei 32.450 residenti nei 21 Comuni del Distretto 5.4”, per i quali è proprio l’azienda sanitaria a segnalare ben “58 posti letto mancanti”.

Con questa penuria di letti, come si fa a dire “abbiamo soltanto ridotto il numero dei posti letto”…?

Ma come, davanti all’emergenza sanitaria più grave del secolo, che sta facendo aumentare il numero dei letti in tutti gli ospedali d’Italia, qui invece si finisce di decimare l’ospedale più piccolo del Lazio, dimezzando il reparto di Chirurgia (da 10 a 5 letti) …?

Il commissario della Comunità Montana dell’Aniene, Luciano Romanzi, intervistato oggi da Antonio Scattoni de “Il Messaggero” (articolo in basso), ha protestato: “Non dovevano essere tagliati i posti per acuti, che sono solo 30, l’area Covid doveva implementare i posti e non tagliarli”.

Romanzi, anche se tardivamente, ha finalmente aderito pure alla proposta che “L’Aniene” ha lanciato il 4 febbraio scorso proprio davanti alla Commissione Sanità della Comunità Montana, chiedendo ai sindaci di deliberare una richiesta da inviare al Consiglio Regionale per chiedere la riapprovazione della legge sugli ospedali montani, in grado di far riottenere all’Angelucci la classificazione di “ospedale sede di Pronto Soccorso” e, con essa, anche la riapertura del reparto di Terapia Intensiva, chiuso dalla Regione nel 2015. “Solo con l’approvazione della legge sull’ospedale montano è possibile – ha dichiarato Luciano Romanzi – in questo modo torna ad essere un nosocomio classificato sede di pronto soccorso e potrà avere la rianimazione. A Licenza abbiamo già approvato e chiesto alla Regione di riapprovarla”.

Salgono così a 8 i Comuni del comprensorio che hanno finora risposto all’appello de “L’Aniene”, deliberando le richieste: Affile, Agosta, Arcinazzo Romano, Canterano, Cervara di Roma, Cineto Romano, Licenza e Olevano Romano.

Ora lo facciano anche gli altri, a cominciare da Subiaco (maggioranza ed opposizione, uniti sinora solo dall’assurdo silenzio sin qui mantenuto sulla proposta), che più di tutti i Comuni ha il dovere di difendere l’ospedale costruito 42 anni fa sul suo territorio.

 

Antonio Sbraga – L’AnienE-News n° 17 – 27/03/2020

2 COMMENTS

  1. Questa è una battaglia che deve continuare non appena si attenuera’ l’emergenza covid 19. Ora , causa i divieti di uscire da casa, ci impediscono di prendere qualsiasi iniziativa concreta, sia verso la ASL-5 che verso la Regione

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