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ALL’ASL ROMA 5 IL RECORD REGIONALE DI “SORVEGLIANZA DOMICILIARE”

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ALL’ASL ROMA 5 IL RECORD REGIONALE DI “SORVEGLIANZA DOMICILIARE”: 1197 PERSONE NIENTE TERAPIA INTENSIVA SE LA VALLE DELL’ANIENE NON CHIEDE L’OSPEDALE MONTANO

Il bollettino regionale di oggi, 12 marzo, vede nella “Asl Roma 5: 4 nuovi casi positivi. 1 paziente di Castel Madama è guarito. 25 persone sono uscite dalla sorveglianza domiciliare”. Quindi la situazione aggiornata conta un totale di 16 persone contagiate (una nuova a Castel Madama) e 1197 persone in sorveglianza domiciliare, toccando il record regionale (seconda l’Asl di Latina con 1175).

Un mesto primato che, sommato all’avviso “urgente” diramato dall’Asl Roma 5 (“Aiutaci ad aiutare, abbiamo bisogno di te! La ASL Roma5 per fronteggiare questo momento di emergenza cerca: Medici di Medicina e Chirurgia d’accettazione e d’urgenza, Anestesia e Rianimazione, Radiodiagnostica, Igiene, epidemiologia e sanità pubblica, Malattie Infettive, Tecnici di radiologia e Infermieri”) rende il quadro preoccupante.

L’azienda, già fiaccata dalla “grave carenza di personale: mancano 660 figure”, ha quantificato, ma ben prima dell’emergenza coronavirus, la Cgil (manca il 23% dell’attuale organico, che conta 2901 dipendenti) però scarseggia anche di posti letto.

A cominciare da quelli di Terapia intensiva: solo 10 a fronte di oltre mezzo milione di residenti nei 70 Comuni. Una media di un letto ogni 50 mila abitanti, mentre quella regionale è di uno ogni 11 mila residenti (518 posti per 5 milioni e 900 mila laziali). La Regione ora ha annunciato l’implementazione di 183 nuovi letti in 2 fasi, ma li ha assegnati solo a Roma e nei 4 capoluoghi di provincia.

“L’Aniene”, nella precedente newsletter del 7 marzo, ha lanciato l’appello alla Regione affinché riattacchi la spina anche ai 4 posti letto di Terapia Intensiva all’ospedale di Subiaco, inspiegabilmente chiusi nel maggio 2015.

Questo giornale lo chiede da sempre, considerata la carenza che la stessa Regione ammette da almeno 10 anni proprio “nella macroarea 1, dove risulta il minor numero di posti letto” (decreto n° 80 del 2010). E la carenza è ancora la stessa denunciata 10 anni fa: ci sono solo 86 posti letto per un milione e mezzo di residenti del quadrante Est, che si estende dall’Umberto I alla Ciociaria.

Il 4 febbraio “L’Aniene” ha consegnato alla Commissione Sanità della X Comunità Montana una proposta, da far approvare ai Comuni, per chiedere al Consiglio regionale di recuperare la legge del 2009 che istituì gli ospedali montani nel Lazio, prevedendo i posti letto di Terapia Intensiva.

Una norma che 10 anni fa venne dichiarata incostituzionale dalla Corte solo perché la Regione, essendo già in Piano di Rientro sanitario, non poteva legiferare su quella materia.

Ma, ora che Governo e Conferenza Stato-Regioni hanno annunciato il “via libera all’attivazione della procedura, per la Regione Lazio, per l’uscita dal commissariamento in sanità”, è finalmente caduto l’unico ostacolo, ravvisato allora dalla sentenza, che fece dichiarare incostituzionale la legge.

La riapprovazione di questa norma è stata finora già chiesta dai Consigli comunali e dalle Giunte di Affile, Agosta, Canterano, Cervara di Roma e Cineto Romano, ma altri Comuni dei Distretti 3 e 4 (Tivoli e Subiaco) stanno calendarizzando la proposta per gli ordini del giorno delle prossime sedute di Consiglio comunale.

Lunedì 9 marzo un documento, sottoscritto dai presidenti del Parco dei Monti Simbruini e della Comunità Montana e dai sindaci di Subiaco, Affile, Agosta, Anticoli Corrado, Arcinazzo Romano, Arsoli, Camerata Nuova, Cervara di Roma, Marano Equo, Riofreddo, Rocca Canterano, Rocca Santo Stefano, Roviano, Sambuci, Vallepietra e Vicovaro, è stato inviato alla Regione in merito ai posti letto di Terapia intensiva. Per “proporre di prevederne l’installazione presso il P.O. di Subiaco. Il Presidio Ospedaliero potrebbe essere in grado di dare risposte adeguate e alternative per un’eventuale insorgere di casi di Covid-19 anche localmente in provincia, senza intasare (e far rischiare isolamento al personale medico e paramedico) degli ospedali romani e del Dea di riferimento. Tale installazione, inoltre, potrebbe poi essere mantenuta successivamente ed essere il prodromo di una riorganizzazione in senso di maggiore efficacia del nosocomio di Subiaco nella risposta all’emergenza/urgenza”.

Sia pur prendendo atto che i sindaci della Valle dell’Aniene finalmente battono un colpo sulla situazione sanitaria, dopo anni di colpevole e complice silenzio, questa adesione solo parziale all’appello lanciato da “L’Aniene” rappresenta una scorciatoia che rischia di mandare fuori strada.

In mancanza di una deroga che consenta all’ospedale di Subiaco di cambiare status, da quello attuale di “Presidio di zona particolarmente disagiata” al ripristino della vecchia classificazione di “ospedale sede di Pronto Soccorso” (tagliata nel 2014), la Regione potrebbe infatti bollare come “irricevibile” la richiesta della riapertura del reparto di Terapia Intensiva. Lo ha già scritto nel Decreto n° U00222 del 15 giugno 2017, quando la Regione dovette correggere le precedenti falsità, decretate proprio sul “mantenimento della Terapia Intensiva” (dopo averla, in realtà, smantellata). “Il Tempo” ne chiese conto (proprio all’ospedale di Subiaco) al presidente Zingaretti, che per tutta risposta ricoprì di insulti il cronista, salvo poi correre ai ripari con questo Decreto U00222 per correggere l’errore dei decreti precedenti. Ammettendo “una errata corrige nel riportare la presenza di letti di terapia intensiva che, ai sensi del DM 70/2015 e del DCA U00412 del 26/11/2014 non sono previsti per il Presidio di Subiaco in quanto Presidio di zona particolarmente disagiata”.

Se non cambia status, quindi, recuperando la vecchia classificazione di “ospedale di Pronto Soccorso” (ottenibile solo grazie alla deroga che può concedere la legge sugli ospedali montani), Subiaco non può, insomma, ottenere il ripristino della Terapia Intensiva.

E’ per questo che “L’Aniene” chiede ai sindaci di tornare sulla via maestra, approvando la delibera proposta oltre un mese fa, che punta al recupero di quella vecchia legge del 2009, abbandonando le loro scorciatoie estemporanee, controproducenti ed irricevibili.

 

Antonio Sbraga – L’AnienE-News n° 4 – 12/03/2020

 

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