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LA POLEMICA – CON L’USCITA DAL COMMISSARIAMENTO ORA PUO’ “RIENTRARE” LA LEGGE SUGLI OSPEDALI MONTANI

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Quella che segue è la proposta finale del Dossier che “L’Aniene” ha consegnato il 4 febbraio alla Commissione Sanità della Comunità Montana dell’Aniene, chiedendo ai 31 Comuni di farla propria in un ordine del giorno da far votare ai rispettivi Consigli comunali per chiedere alla Regione, ora che è uscita dal commissariamento della sanità, la nuova approvazione della legge salva-tagli sugli ospedali montani.

“La Sentenza 141/2010 della Corte Costituzionale il 23 aprile 2010 dichiarò “l’illegittimità costituzionale della legge della Regione Lazio 6 aprile 2009, n. 9 (Norme per la disciplina dei distretti socio-sanitari montani)”. Perché, come contestò l’allora Governo Berlusconi nel ricorso col quale impugnò la legge, “la Regione Lazio, con la normativa in contestazione – nell’istituire i distretti socio-sanitari montani – avrebbe disatteso gli specifici vincoli strumentali al conseguimento dell’equilibrio economico del sistema sanitario contenuti nel piano di rientro dal deficit oggetto dell’accordo concluso, in data 28 febbraio 2007, dal Presidente della Regione e dai Ministri della salute e dell’economia e delle finanze”.

  • Anche perché “la legge impugnata nulla dispone quanto alla copertura finanziaria degli oneri di spesa sicuramente derivanti dall’istituzione dei distretti socio-sanitari montani, in quanto sono stati previsti, nell’ordine: nuove dotazioni di «risorse umane, tecniche, strumentali e finanziarie»; opportuni «incentivi economici»; conseguenti «adeguamenti dei finanziamenti correnti, in considerazione dei maggiori costi strutturali»; nonché – oltre alla possibilità di derogare a quanto previsto «in materia di parametri di riferimento per la dotazione di professionalità qualificate e per il contenimento della spesa» – l’istituzione di un servizio obbligatorio di eliambulanza, presso ogni presidio ospedaliero di montagna”.
  • Il 29 gennaio scorso il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha ufficializzato l’uscita dal Piano di Rientro. E, con l’uscita dal commissariamento della Sanità laziale, ora finalmente cadono quegli “specifici vincoli strumentali al conseguimento dell’equilibrio economico del sistema sanitario contenuti nel piano di rientro dal deficit” che portarono alla sentenza. Quindi è ora possibile far “rientrare” quella legge in Consiglio Regionale e riapprovarla 11 anni dopo quel voto unanime con il quale, nel 2009, venne licenziata da tutte le forze politiche dell’emiciclo laziale, chiedendo però stavolta di indicare nella nuova norma quella “copertura finanziaria degli oneri di spesa sicuramente derivanti dall’istituzione dei distretti socio-sanitari montani” richiesta dalla sentenza 141/2010 della Corte Costituzionale. Perché oggi, ancor più che nel 2009, sono tuttora valide le “finalità” che l’articolo 1 di quella legge diceva di voler perseguire: “Con l’istituzione dei distretti socio-sanitari montani si vogliono garantire livelli essenziali ed uniformi di prestazioni socio-sanitarie ai cittadini residenti nelle aree montane, con specifico riguardo agli standards di sicurezza e funzionalità e alla adeguata presenza sul territorio di servizi relativi al Pronto Soccorso, alla diagnostica e alle branche specialistiche, nonché ridurre l’indice di mobilità passiva”. Ora i partiti, tutti, che nel 2009 approvarono unanimemente quella legge per gli “ospedali montani di Subiaco, Amatrice e Acquapendente” non hanno più alibi: se 11 anni fa non fu una presa in giro, oggi hanno il dovere morale di ribadire quell’impegno con le popolazioni, riapprovando quella legge salva-tagli”.

 

Antonio Sbraga

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