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Subiaco, laboratorio analisi chiuso di notte: gli infermieri costretti a fare i “paratecnici”

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Da paramedici a “paratecnici”. L’Asl Roma 5 ha avviato una sorta di esperimento di laboratorio a Subiaco: trasformare gli infermieri in tecnici. E, se il Pronto soccorso non può andare in laboratorio, sono le macchine ad installarsi nel Ps. Com’è accaduto all’ospedale di Subiaco, dove sono rimasti solo 3 tecnici di laboratorio in servizio. In mancanza di sostituti, infatti, l’Asl ha disposto la chiusura del laboratorio per quanto riguarda tutti i turni notturni (19,30 – 8), oltre che quelli pomeridiani dei giorni festivi. Ed ha installato 4 macchine del laboratorio analisi direttamente nel Pronto Soccorso. Dove gli infermieri di notte non solo prelevano, ma anche elaborano le provette dei vari esami (coagulazione del sangue, emocromo, elettroliti ecc.) prima inserendo i dati dei pazienti, poi attendendo lo sviluppo dei dati, che inviano via fax all’ospedale di Tivoli per il referto finale delle analisi. Un’operazione che porta via oltre un quarto d’ora ad un’equipe (composta da soli 2 infermieri più un medico ed un operatore socio-sanitario) chiamata già ad operare con la telerefertazione per quanto riguarda gli esami radiologici. La sera e la notte, peraltro, il Pronto soccorso sublacense non è neanche dotato di un’ambulanza-navetta diretta, limitata ad un servizio h8 (dalle ore 8 alle 16) mentre nei restanti 4 ospedali dell’Asl Roma 5 è a disposizione h24. Nonostante la stessa azienda abbia denunciato nel suo ultimo rapporto annuale che per i 5 “Ospedali della Asl Roma 5 i trasferimenti dal Pronto Soccorso in continuità di soccorso avvengono in una percentuale decisamente superiore a quanto rilevato nella Regione Lazio. Il dato è eclatante per l’Ospedale di Subiaco”, che è stato anche dichiarato dalla Regione “presidio di area disagiata montana”.

LE REAZIONI – il sindacato infermieristico Nursind chiede all’Asl di bloccare questa procedura: “C’è già una sentenza su un caso analogo, adottato in precedenza nella sala operatoria del S. Camillo- avverte il segretario provinciale, Stefano Barone- Il giudice del lavoro in quel caso ha stabilito che “gli esami Poct sono riconducibili ai compiti del tecnico di laboratorio biomedico, piuttosto che a quelli dell’infermiere”. Il quale, infatti, non deve essere distratto dall’attività principe, che è quella dell’assistenza”. Ma l’Asl ha deliberato 128 mila euro per “la fornitura del servizio di manutenzione e assistenza specialistica sul sistema informatico Modulab” sino al giugno prossimo e altri 24 mila euro per “l’interfacciamento tra il sistema informatico “Modulab” e le apparecchiature POCT istallate presso il PO di Subiaco, necessari ad assicurare ai Laboratori Analisi aziendali tutte le funzionalità proprie di un sistema informatico di Laboratorio”. Le strumentazioni Poct, prese a noleggio nell’aprile del 2016 per il “Pronto Soccorso di Monterotondo, sono state spostate e riattivate al Ps di Subiaco”. Dove sono rimasti in organico solo 4 medici dopo l’uscita di Luciano Panzini (nuovo pneumologo a Sulmona dall’inizio dell’anno) non ancora rimpiazzata dall’Asl.

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