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Federalismo “diseguale”: la mancata applicazione della legge toglie a Guidonia 16 milioni di euro

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A dieci anni dalla legge Calderoli sul federalismo, i dati dicono che c’è qualcosa nel meccanismo che non funziona. E che se questa norma, la legge 42, e la Costituzione fossero realmente applicate i fondi sarebbero ripartiti tra Comuni in maniera diversa. È questa, in sostanza, la conclusione cui giunge il dossier realizzato da Report e la fondazione Open Polis. Se il sistema non si fosse inceppato, la ripartizione del fondo di solidarietà comunale avrebbe dato tutt’altri frutti, ecco quali: tra le città con oltre 60 mila abitanti monitorate, Guidonia Montecelio avrebbe diritto a 16 milioni e 288 mila euro in più, pari a 182 euro pro-capite. Mentre nella capitale il valore per residente è meno appariscente, 115 euro, ma la cifra totale non è di poco conto: 330 milioni che a Roma spetterebbero se il federalismo fosse attuato con equità.

LE DISPARITA’ – Tra le novità introdotte dalla riforma del titolo V nel 2001, erano previste delle misure per ridurre la disparità tra i comuni, nella dotazione di risorse economiche. Risorse destinate a finanziare determinati servizi, ritenuti dallo stato fondamentali per tutti i cittadini. L’articolo 117 stabilisce che lo Stato definisca le funzioni fondamentali dei comuni e i livelli essenziali di prestazione con cui devono essere esercitate su tutto il territorio nazionale. Per garantire tali condizioni, l’articolo 119 della riforma prevede che lo stato metta a disposizione un fondo perequativo, da distribuire ai comuni in base a criteri di equità. Risorse destinate ad aiutare i territori più svantaggiati, cioè quelli che non riescono a svolgere le proprie funzioni fondamentali ai livelli di prestazione definiti. Nel 2010, a nove anni dalla riforma del titolo V, sono state stabilite le 10 funzioni fondamentali dei comuni. Tra queste l’organizzazione e la gestione dei seguenti servizi: trasporto pubblico comunale, raccolta e smaltimento dei rifiuti, servizi sociali comprensivi di asili nido.

20 ANNI SENZA LEP – Tuttavia, nonostante a oggi siano passati quasi 20 anni dalla riforma, lo stato non ha ancora individuato i livelli essenziali di prestazione (Lep) di queste funzioni fondamentali. “Questa è una grave mancanza- denuncia la Fondazione Polis- definire i Lep serve a determinare quali comuni non riescono a garantirli e indirizzare il fondo perequativo nei territori più svantaggiati. Così da permettere a tutti i cittadini, a prescindere dal territorio in cui vivono, di accedere a dei servizi con un determinato livello di qualità”. Intanto senza i Lep è stato necessario trovare un diverso metodo di redistribuzione del fondo perequativo. In assenza di criteri di qualità, si è deciso di incentrare il sistema sulle risorse e sulla spesa dei comuni per i servizi. Il calcolo per la ripartizione del fondo perequativo è basato su un calcolo che considera fabbisogni standard e capacità fiscali. I fabbisogni standard sono indicatori che stimano per ogni ente locale, il fabbisogno finanziario necessario per svolgere le proprie funzioni fondamentali. La capacità fiscale, invece, è la stima delle risorse che un ente locale ricava dalle sole entrate tributarie del proprio territorio. Per decidere come distribuire il fondo perequativo, viene calcolata per ogni comune la differenza tra il suo fabbisogno standard totale e la sua capacità fiscale: se la differenza è positiva il fabbisogno è superiore alla capacità. Ciò significa che l’ente considerato non riesce con le proprie risorse a soddisfare il fabbisogno di servizi del proprio territorio. Per questo motivo, il comune riceverà risorse dal fondo. Se la differenza è negativa, il fabbisogno è inferiore alla capacità. Ciò significa che l’ente riesce con le entrate che ricava dal territorio a coprire il fabbisogno di servizi. Di conseguenza, verserà risorse al fondo, invece di riceverle. “I comuni ricevono o versano solo il 45% di tale differenza. Questo limita il sistema di perequazione, che dovrebbe invece garantire a ogni ente le risorse necessarie a coprire interamente il proprio fabbisogno. Inoltre- conclude OpenPolis- confrontando il totale dei fabbisogni dei comuni con il totale delle capacità fiscali, è evidente che i primi non possono essere interamente finanziati dai secondi in ogni caso. La ridistribuzione orizzontale delle sole risorse comunali non basta quindi a garantire che tutti gli enti siano in grado di offrire servizi essenziali ai propri cittadini”.