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A24, da dicembre si rischia di pagare il vecchio (+19%) prima del nuovo rincaro 2020: “De Micheli intervenga”

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I 104 sindaci di Lazio e Abruzzo hanno scritto alla nuova ministra dei Trasporti, Paola De Micheli, per chiedere di bloccare il conto alla rovescia che separa dall’ennesimo rincaro dei pedaggi (+19%) sull’A24, i cui costi sono peraltro già aumentati complessivamente del 187% negli ultimi 14 anni. “Facendo salire la A24 e A25 sul podio delle autostrade più care d’Italia- sottolineano i sindaci- un salasso oramai insostenibile per le tasche dei cittadini e incompatibile con il fragile tessuto sociale e produttivo che caratterizza le zone interne e periferiche di questa parte dell’Italia centrale, già duramente colpita dai tragici eventi sismici e comunque, da sempre, in lotta contro lo spopolamento dei centri abitati, l’impoverimento dei redditi delle famiglie e l’arretramento della competitività delle imprese”. Il prossimo 30 novembre, infatti, scadranno i termini della quarta sospensione dei rincari disposta dal Ministero nell’ottobre scorso, dopo le analoghe proteste dei sindaci laziali ed abruzzesi. Una prima retromarcia, con la sospensione dell’ultimo rincaro scattato nel 2018 (12,89%), che ha riportato le tariffe a quelle in vigore nel 2017. Ma ora si rischia di pagare, oltre al vecchio (+19%) dal primo dicembre, anche il nuovo rincaro da gennaio, con l’amaro calice di capodanno segnato dai classici aumenti al casello. Per questi motivi i sindaci tornano a chiedere “la creazione di un tavolo istituzionale che possa ridefinire i criteri di concessione autostradale con Strada dei Parchi al fine di garantire ai pendolari e ai cittadini una tariffa adeguata ad un’area interna svantaggiata”. I 104 Comuni chiedono anche la “declassificazione del tratto urbano che va dalla barriera di Roma Est fino all’intersezione con la tangenziale est”: il pedaggio di questi 11 chilometri, infatti, è richiesto soltanto agli automobilisti che arrivano dalla Roma-L’Aquila-Teramo-Pescara. Ma il vero nodo riguarda la richiesta di “declassificazione da tratto montano a non montano di numerosi tratti della A24-A25”. Secondo la concessione vigente, infatti, si applica la “tariffa di montagna” sugli interi tratti autostradali: per l’A24 Roma-L’Aquila-Teramo la concessione indica “Pianura km 0 – Montagna km. 159,3”, compresi gli 11 del pianeggiante tratto urbano romano. Così come sull’A25 Torano-Pescara: “Pianura km 0 – Montagna km 114,9”. Però, con questa integrale “tariffa di montagna”, l’automobilista di certo non ci guadagna: paga il 43,3% in più di pedaggio rispetto a chi transita sull’A1. Per lo stesso tragitto di 41 chilometri, infatti, chi parte da Guidonia Montecelio (105 metri sul livello del mare) e raggiunge lo svincolo di Ponzano Romano-Monte Soratte (205 metri) sull’A1 paga 3 euro. Mentre chi imbocca il casello di Vicovaro (300 metri) sull’A24 e raggiunge la barriera di Roma Est (20 metri), paga 4 euro e 30 centesimi (fino al settembre scorso erano 4,90). I sindaci chiedono alla ministra nuovi “criteri di composizione delle tariffe a carico della fiscalità generale e non degli utenti, calmierando di fatto i pedaggi e garantendo l’applicazione della legge 158 sui piccoli Comuni che, attualmente, appare letteralmente beffata”. Oltre al danno di un “Piano economico finanziario della concessione che ancora non è stato approvato definitivamente, con la sicurezza delle nostre autostrade- denunciano i sindaci- che ancora non è garantita” (il piano di messa in sicurezza sismica sull’attuale tracciato prevede un investimento complessivo di circa 3,1 miliardi di euro, di cui 2 a carico dello Stato e la restante parte della concessionaria del Gruppo Toto).