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Cerroni: “A Rocca Cencia il primo problema” E la Cgil chiede “manutenzione a settembre”

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Polizia all'ingresso dell'impianto per il trattamento dei rifiuti di Roccacencia in seguito all'incendio divampato in un capannone, Roma, 24 marzo 2019. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

In principio fu Rocca Cencia, indicata dal “ras della monnezza”, Manlio Cerroni, come l’origine dell’emergenza rifiuti a Roma: “Roma è andata bene fino al 2016, poi quando Fortini (Daniele, ex ad Ama, ndr) ha detto di non mandare più camion a Rocca Cencia è saltato tutto”, ha spiegato in un’intervista al Corriere della Sera l’avvocato-imprenditore di Pisoniano. Ora la Cgil chiede all’Ama di cercare di svuotare “l’impianto di Rocca Cencia, sul quale si potrebbe fare manutenzione in modo tale che a settembre, al rientro dei romani dalle ferie, funzioni a pieno regime”. Perché, secondo il sindacato, “la produzione di rifiuti calerà ad agosto. Se la percentuale raccolta rimanesse sopra la media per un altro paio di settimane, 3.400 tonnellate di indifferenziata al giorno invece di 2.900, si riuscirebbe e recuperare il surplus e si svuoterebbe l’impianto di Rocca Cencia”. Se intanto l’allarme rifiuti è rientrato è stato possibile grazie a un pacchetto di misure straordinarie, i cui risultati sono annotati nell’ultimo report di Ama: 445 nuovi cassonetti dislocati sul territorio e un bando di gara per acquistarne altri 12 mila. La spinta sulla raccolta, per smaltire le giacenze accumulatesi in strada, ha permesso di rimuovere 44 mila tonnellate in più. E mentre prosegue il confronto con i parlamentini locali sulle aree di trasbordo è entrato in funzione anche il tritovagliatore mobile di Ama in via dei Romagnoli. Nel frattempo è partita la richiesta alla Regione di integrare il contratto con l’Abruzzo, in scadenza a dicembre, per lo smaltimento di 70 mila tonnellate. In autunno servirà un addendum di 10 mila tonnellate a fronte della minore disponibilità di altri siti laziali che, dal giugno scorso, ha rallentato la filiera: tra questi Colari (500 tonnellate in meno al giorno), mentre potrebbe slittare il termine per il ritorno alla normalità, il prossimo 15 settembre, per problemi giudiziari che interessano una linea dell’impianto. Al Campidoglio hanno chiesto all’Ama di procurarsi altri tritovagliatori. Come? Affittandoli, per fare presto. Tocca capire dove posizionarli. Per un impianto mobile di questo tipo, le aree a disposizione della partecipata non sono molte. Escludendo la zona dell’ex Tmb del Salario per ragioni politiche (M5S si è impegnato a non sfruttarla più), restano i piazzali dell’unico altro impianto pubblico di trattamento, a Rocca Cencia, poi Ponte Malnome e un altro spiazzo di Ama non lontano dalla Laurentina. Per quanto riguarda i siti di trasbordo dei camion, sembra tramontare, dopo le proteste, l’ipotesi di utilizzare l’area di Settebagni. La Regione intanto punta a realizzare un nuovo impianto di trattamento a Colleferro, al posto del vecchio inceneritore. Del progetto si sta occupando Lazio Ambiente, società regionale che sconta un passato di conti traballanti, ora affidata all’ex ad Ama, Daniele Fortini. Ieri la Regione ha approvato il bilancio 2018, in pareggio, mentre il primo semestre 2019 ha fatto registrare un utile di 6 milioni. «Ora prosegue il lavoro su Colleferro», spiega Massimiliano Valeriani, assessore ai Rifiuti del Lazio.

IL SEQUESTRO – Un terreno di 1.500 metri quadrati invaso da rifiuti speciali, trasformato in una discarica abusiva. I carabinieri della Stazione di Tor bella Monaca unitamente ai Carabinieri del Gruppo Forestale di Roma Nipaf hanno effettuato un sequestro preventivo dell’area, ai lati di via Sant’Alessio in Aspromonte, dove è presente un ingente accumulo di rifiuti speciali tra imballaggi, residui di demolizione e costruzioni, amianto, frigoriferi e schermi video nonché numerose parti di automobili e mobilio vario.