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L’arresto di De Vito finisce di paralizzare l’ex Provincia: senza fondi, con soli 5 assessori su 8

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Dopo l’arresto del presidente dell’assemblea capitolina, Marcello De Vito, la paralisi va oltre l’aula Giulio Cesare e tiene bloccato anche Palazzo Valentini. Nella sede dell’ex Provincia di Roma, infatti, l’ormai ex esponente pentastellato aveva ben due deleghe assessorili: Bilancio e Viabilità. Il 25 marzo sono state riprese ad interim dalla sindaca della Città Metropolitana, Virginia Raggi, che da 15 mesi ormai fa già a meno del vicesindaco (l’ex primo cittadino di Pomezia, Fabio Fucci che, dopo il ritiro della delega nel dicembre 2017 per uno scontro interno al Movimento 5 Stelle, non è mai stato sostituito) e presto dovrà rinunciare anche al sesto delegato, Daniele Lorenzon, a causa delle sue dimissioni da sindaco di Genzano di Roma per un’altra spaccatura fra grillini. Dell’ex Giunta provinciale nominata nel novembre 2016, che la riforma Delrio ha ribattezzato Consiglio metropolitano, rimarranno dunque solo cinque ottavi, con la sindaca che, oltre al Campidoglio, è gravata di ben 3 deleghe a Palazzo Valentini: Comunicazione Istituzionale, Bilancio e Partecipate, Mobilità e Viabilità. Da portare avanti tra i noti problemi di cassa dell’ex Provincia: “Nonostante i pochi spazi di manovra, siamo riusciti ad evitare una paralisi dell’Ente”, aveva dichiarato il 12 marzo proprio Marcello De Vito, dopo l’approvazione del bilancio. “Siamo riusciti, nonostante la scure che ci costringe a restituire fondi per 150 milioni di euro al bilancio dello Stato a prevedere nel 2019 oltre 56 milioni di investimenti e per gli anni seguenti 107 milioni per il 2020 e 54 milioni per il 2021. Anche se non abbiamo sufficienti risorse per coprire tutte le manutenzioni per strade e scuole”, aggiunse De Vito una settimana prima del suo arresto. E già allora la sindaca Raggi lamentava di avere le mani legate: “La Città metropolitana è un Ente ancora in cerca d’autore: l’impianto della riforma Delrio non funziona. Il ruolo principale che dovrebbero avere i sindaci che compongono il territorio metropolitano hanno uno strumento finora depotenziato, quello della Conferenza dei Sindaci. Il territorio della ex provincia di Roma ha al suo interno realtà eterogenee, città più o meno grandi e più o meno vicine o lontane dal centro. I bisogni sono differenti ed è la sede dell’ente metropolitano a dover essere il luogo di ascolto ed elaborazione di risposte condivise, per dare maggiore organicità e forza alle scelte che si compiono. Ma il fatto che i rappresentanti istituzionali, sindaci o consiglieri, svolgano prima di tutto un altro ruolo nei propri enti di appartenenza, non consente di svolgere adeguatamente il proprio compito nella Città metropolitana. La Conferenza dei Sindaci a norma dello Statuto ha una funzione consultiva, ma non è facile garantire la presenza alle sedute, ed è forse conseguenza anche del fatto che gli stessi Sindaci non si sentano ascoltati. Tutti, a partire da me, dobbiamo usare al meglio questo strumento”, concluse Raggi, che però continua ad accentrare le deleghe. “Si rischia la totale paralisi della Città metropolitana. Un blocco amministrativo che determinerà lo stallo dei servizi e una situazione insostenibile  per l’ente che si ripercuoterà pesantemente sui cittadini e sul territorio, già gravemente penalizzati dall’immobilismo di questi oltre due anni a guida M5S. Siamo seriamente preoccupati e chiediamo la convocazione di un consiglio straordinario in cui la sindaca Raggi dovrà spiegare in Aula come questa bufera giudiziaria e politica inciderà sulla Città Metropolitana, le ripercussioni e soprattutto le soluzioni che intende attuare per evitare il blocco delle attività”, dichiarano Carlo Passacantilli (Marcellina) e Antonio Proietti (Roiate), consiglieri della Città metropolitana di Roma Capitale.