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Roma capitale della povertà: le famiglie con i redditi più bassi nel VI Municipio

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20081222- ROMA -SOI- ISTAT: 5,3% FAMIGLIE NON HA SOLDI PER IL CIBO - Foto d'archivio del novembre scorso mostra un'anziana a Roma nel mercato rionale di Val Melaina che raccoglie generi di prima necessità in terra tra gli scarti . Secondo l'ultima indagine dell'Istat, a fine 2007 e' salito dal 4,2% al 5,3% il numero delle famiglie che ha dichiarato di avere avuto nel corso dell'anno ''momenti con insufficienti risorse per l'acquisto di cibo''. ANSA ARCHIVIO/MASSIMO PERCOSSI / DEB

Roma capitale della povertà: aumentano diseguaglianze e disoccupazione. E il Municipio più povero è sempre il VI: 17053 euro di reddito individuale imponibile medio contro i 40.530 del più ricco, il II. Una città che si impoverisce e invecchia con, in ogni municipio, circa 10mila persone over 65 che non raggiungono il reddito di 11mila euro, per un totale complessivo di 146.941 abitanti. A livello complessivo, a Roma, meno del 2% (1,8) denuncia un reddito di oltre 100.000 euro l’anno, mentre il 51,3% possiede un reddito fino a 15.000. euro. Nel Rapporto della Caritas “sulle povertà a Roma” viene evidenziato anche l’aumento del disagio delle famiglie apparentemente “normali”. In dieci anni sono aumentate del 47,8 % le famiglie con un solo occupato e senza ritirati dal lavoro (dove manca perciò l’ammortizzatore sociale della pensione di un nonno o di una nonna). E sono 92.790 le famiglie di disoccupati, senza ritirati dal lavoro e con almeno un elemento disponibile al lavoro. Per l’ufficio statistico di Roma Capitale sono, invece, oltre 125.000 i nuclei familiari con minori e un reddito sotto i 25.000 euro con punte nel V (12.162), nel VI (16.729) e nel X municipio (11.367). Altri dati allarmanti riguardano i giovani romani, per i quali, rileva il dossier, “sono tempi difficilissimi” che vedono un aumento della disoccupazione, per tutte le fasce d’età, di circa 10 punti percentuali con, praticamente, un quarto dei giovani romani tra i 18 e i 29 anni che risulta disoccupato. Ma anche gli occupati non se la passano così bene. Il lavoro atipico che si caratterizza per la presenza di contratti a termine o di collaborazione coinvolge, infatti, oltre la metà dei giovani romani (il 51,6 %) tra i 25 e i 39 anni. I Neet (giovani che non studiano né lavorano) negli ultimi 10 anni sono aumentati del 68,3 % raggiungendo la cifra di 134.556. “La città di Roma riproduce sofferenze e diseguaglianze nazionali, amplificandole ancora di più, ed è possibile tastare il polso del disagio” legato alla povertà. “Del resto il suo tessuto economico mostra crepe importanti: secondo Unioncamere negli ultimi 5 anni sono 16mila le imprese che hanno chiuso i battenti in questo territorio”, si legge nel rapporto Caritas.

LE RICHIESTE D’AIUTO – Le “antenne” della Caritas di Roma sono i 3 centri d’ascolto diocesani, i 145 centri d’ascolto parrocchiali e una rete di 50 centri. Dove 21.149 le persone che a Roma hanno chiesto aiuto alla Caritas nell’ultimo anno. Il lavoro e la casa sono le richieste più diffuse: quasi il 60% degli utenti chiede un’occupazione mentre il 61,3% chiede un sostegno per pagare l’affitto. Nel 2017 a Roma ci sono stati 6.700 sfratti per morosità, il doppio di quelli a Napoli e Milano. La Caritas di Roma sottolinea poi la fragilità della famiglia, con un aumento dei single, separati e divorziati che si rivolgono ai loro centri (69,7% nei cda diocesani, 34,4% in quelli parrocchiali). “Se la crisi della famiglia (separazioni, divorzi) può portare povertà – osserva il rapporto – è vero anche il contrario e cioè che la povertà porta crisi familiare, è  un potente disgregatore della famiglia perché è molto complesso il percorso di ridefinizione dei ruoli”.

LE DIPENDENZE – Il 21% degli utenti dei Centri di ascolto Caritas ha un problema di dipendenza, da alcol, sostanze, azzardo. “Il rischio di fallimento è molto alto, anche perche’ spesso queste persone cercano l’ennesimo rifiuto, l’ennesima porta in faccia, per farla finita. In questo caso ci si trova di fronte a una doppia fragilità, quella che li ha condotti ad assumere una sostanza, a giocare compulsivamente o a bere, e quella che questi comportamenti hanno indotto. Non è infrequente che la dipendenza nasconda una patologia psichiatrica non diagnosticata ne’ curata”.