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NEMMENO UNO SU MILLE CE LA FA: E’ DA RICOVERO QUEST’ASL DEI “SENZA-LETTO”

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Sono passati 2 mesi dall’atto d’accusa, lanciato dall’interno della stessa maggioranza che governa la Regione (l’ex capogruppo Pd, Marco Vincenzi), contro il commissariamento dell’Asl Roma 5. Ma, dopo il fuoco amico, nessun altro ha osato chiedere conto al governatore-commissario Zingaretti su un tema così cruciale. E allora “l’Aniene” pone nuove 10 domande a Regione e Comuni:

1) Il consigliere tiburtino delegato alla Sanità, Fabio Attilia, si limita a dire “Ora sarà la Regione Lazio a doversi far carico della definitiva approvazione e dare seguito agli intendimenti di ristrutturazione organizzativa sul nostro territorio, cominciando dall’implementazione dei posti letto, ben al di sotto dei parametri indicati dalla Regione stessa”. Ma qui mancano tre quarti (ci sono 0,82 contro i 3,3 ogni mille abitanti previsti dagli standard) dei letti che spetterebbero all’Asl Roma 5: perché la Conferenza dei sindaci non protesta con atti ufficiali contro la Regione?

2) Perché i sindaci non chiedono conto alla Regione dei motivi che tengono commissariata, da ben 11 mesi, l’Asl più grande della provincia romana?

3) Perché i sindaci non contestano la gestione a mezzo servizio di un commissario straordinario che, contemporaneamente, è anche direttore generale dell’Asl Roma 4?

4) Perché il presidente Zingaretti non applica lo stesso modello anche nelle altre 8 Asl? I direttori generali costano 123 mila euro l’anno: Quintavalle qui è a titolo gratuito, perché non taglia altri 4 direttori generali e non raddoppia gli incarichi ai restanti 4 come ha fatto con le Asl Roma 4 e 5?

5) Perché, da 11 mesi, solo nell’Asl Roma 5 la Regione non “nomina un Direttore Generale che intraprenda con impegno i gravosi compiti che il governo della Sanità dei nostri territori richiede per recuperare i ritardi fin qui accumulati”, come ha ammesso finanche lo stesso zingarettiano Vincenzi?

6) Perché non si rilanciano i “5 ospedali, alcuni dei quali con criticità non risolte”, a partire dal decimato Subiaco (fanalino di coda dell’intera azienda, con i suoi appena 26,9 letti nel 2017) e l’ingolfato Tivoli (che da anni attende almeno il potenziamento di Medicina fino a 60 letti)?

7) Perché si continuano, con trasferimenti e mancate sostituzioni, a compromettere “le difficili condizioni di operatività conseguenti la carenza di personale” degli ospedali, come ha riconosciuto lo stesso Vincenzi, mentre il sindaco di Subiaco, rasentando il ridicolo, esulta perché “all’Angelucci entreranno 8 nuovi O.S.S. a rafforzare il personale paramedico”?

8) Perché il sindaco di Subiaco dice che, con il nuovo atto aziendale, “il Pronto Soccorso da semplice “Linea di attività” viene riconosciuto come UOSD, unità con propria direzione ed autonomia”, mentre a pagina 62 lo stesso atto afferma invece che “il pronto soccorso di Tivoli, garantisce risposte all’emergenza h 24 assicurata tramite i propri medici nei presidi ospedalieri di Subiaco e Monterotondo”?

9) Perché il sindaco di Subiaco ritiene “soddisfacente anche la notizia dell’arrivo previsto di nuova strumentazione per oltre 500 mila euro”, che però non riguarda la fondamentale nuova Tac (quella attuale ha pochi strati ed è obsoleta, presa 4 anni fa “a seconda mano” da Tivoli) e quello di Tivoli non urla contro il mancato arrivo della Risonanza magnetica, attesa da 4 anni?

10) Perché a Subiaco non viene attivato il “Progetto Ictus”, fermo da 5 anni insieme al macchinario ancora incellofanato, da quasi 3 anni ancora non “decolla” l’elisuperficie e da 2 si attende l’annunciata “sala rossa”, dopo l’assurda chiusura della Terapia intensiva-Rianimazione, e il sindaco, invece di protestare, continua a fare l’annunciatore (“nei prossimi giorni, come da programma, partiranno formalmente le gare per i lavori dell’Elisuperficie e del nuovo Pronto Soccorso”)?