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Guidonia, proteste contro il sindaco Barbet: “No alla chiusura delle cave, a rischio 2mila posti”

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Dalla querelle-cave continua a non cavarsi nessun ragno dal buco. Dopo il caos scoppiato a Guidonia, con 150 licenziamenti minacciati, e 2000 posti in tutto a rischio in un settore produttivo che rappresenta circa il 5% del Pil regionale. A Guidonia operano dodici ditte, una delle quali – la Str – è già stata chiusa dopo la mancata proroga dell’attività da parte del Comune il 10 agosto scorso. E altre rischiano perché, secondo il Comune, non avrebbero rispettato le prescrizioni tecniche relative al piano di recupero. Ma imprenditori e sindacati non sono d’accordo: “Chiediamo la sospensione delle decisioni, un immediato confronto per regolamentare, rinnovare, ristrutturare profondamente il sistema di estrazione e lavorazione del travertino, di incentivare la realizzazione dell’intera filiera in loco dall’estrazione al prodotto finito, di bonificare le cave dismesse”. Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil aggiungono: “I lavoratori chiedono la sospensione delle decisioni del Comune di Guidonia che porteranno alla perdita di 2 mila posti di lavoro, con gravissime ripercussioni sull’intera economia cittadina, e all’abbandono del territorio con il rischio che nelle cave abbandonate si vengano a creare discariche”. I sindacati chiedono al Comune di aprire “un immediato tavolo di confronto per regolamentare, rinnovare e ristrutturare il sistema di estrazione e lavorazione del travertino, a incentivare la filiera in loco (dall’estrazione al prodotto finito) e a bonificare le cave dismesse”. I cavatori hanno messo le tende sotto al Comune, passando diverse notti nel presidio. Allo sciopero generale del 12 settembre sono stati oltre cinquecento gli operai che hanno marciato in difesa del posto di lavoro e per solidarizzare dopo i primi 91 licenziamenti già avviati (40 ad aprile e 51 dopo la revoca alla prima autorizzazione ad agosto).

IL MINISTERO – Il sottosegretario al Ministero dello Sviluppo economico, Andrea Cioffi, a margine di una riunione con i manifestanti di Guidonia ha assicurato “Interagiremo con l’ente che rilascia le concessioni, ovvero la Regione Lazio, che ha delle responsabilità che devono essere prese in considerazione. Il Ministero segue con molta attenzione la salvaguardia dei lavoratori e sarà a fianco degli enti territoriali per arrivare ad una soluzione”.

IL COMUNE – E il sindaco, Michel Barbet, che una notte ha rischiato di essere aggredito in piazza Giacomo Matteotti, ha aggiunto: “i singoli imprenditori che hanno operando al di fuori delle norme sono i veri responsabili di questa situazione. Si è arrivati obbligatoriamente e con preavviso alla revoca o alla sospensione di alcune concessioni all’escavazione proprio per la mancanza di rispetto delle leggi regionali e nazionali, creando una situazione antigiuridica e di pericolo. Guidonia Montecelio è e sarà presidio di legalità a tutela di tutti: lavoratori, cittadini, ambiente, produttività. L’amministrazione comunale di Guidonia Montecelio sta cercando ogni strada possibile per evitare la chiusura delle aziende che può verificarsi a seguito della revoca della autorizzazione a cavare o del diniego a proseguire con l’escavazione disposti dagli uffici. Revoca, tengo a precisare, obbligatoria laddove si riscontrino gravi inadempienze compiute dalle imprese rispetto al piano di sfruttamento della cava ed al relativo ripristino. Concedere una sospensione a questi provvedimenti si è rivelato impossibile, nonostante i numerosi confronti istituzionali con enti sovraordinati. Sospensione, che in ogni caso avrebbe rimandato di poche settimane l’efficacia del provvedimento, e che quindi non avrebbe risolto nulla”.