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Rems, “la situazione più critica nel Lazio: Subiaco e Palombara sembrano carceri”

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Quaranta anni dopo la legge di civiltà della riforma Basaglia, quella che finalmente chiuse i manicomi-lager, in Italia è tempo di bilanci anche per le Rems, le residenze per le misure di sicurezza che hanno preso il posto dei vecchi Opg, gli ospedali psichiatrici giudiziari chiusi per legge dal 2015. E tutti sembrano concordare su un punto: “la situazione più critica è nel Lazio: le strutture di Subiaco e Palombara Sabina sembrano più carceri”. E ancora non hanno visto l’altissima recinzione in costruzione a Subiaco (articolo a pagina 15, con la risposta dell’Asl Roma 5).

L’ESPRESSO – Nel reportage del settimanale L’Espresso l’inviato scrive così: “Ma insieme a edifici all’avanguardia provvisti di spazi verdi, laboratori e aree ricreative, resistono strutture che assomigliano a piccole carceri. Come denuncia Stefano Cecconi promotore del Comitato Stop Opg, che oggi vigila sul funzionamento delle Rems. La situazione più critica è in Lazio: nella Rems di Subiaco il portone è controllato con il metal detector, c’è l’obbligo di consegnare telefonini, documenti e borse. La zona d’aria è tappezzata da sbarre fino al soffitto, tanto che è stata ribattezzata “la gabbia”. A Pontecorvo, nel Frusinate, il corridoio è attraversato da un reticolo d’acciaio che oscura il cielo. A Palombara Sabina, gli internati prendono aria in una terrazza completamente blindata. «Questi pesanti dispositivi di sicurezza», spiega Cecconi, «hanno un influsso negativo sulla psiche dei pazienti». Concetto che Cecconi ha poi ribadito anche all’agenzia di stampa AdnKronos: “Oggi queste strutture sono una trentina in tutta Italia, con 600 persone internate. Fino ad ora ne abbiamo visitate 15, con situazione molto diverse: alcune sono molto ben organizzate ed efficienti, inserite in un tessuto sociale. Altre come ad esempio le strutture di Subiaco e Palombara Sabina, che sembrano più carceri. E non va bene. Stiamo pensando di fare un accordo con il Garante dei detenuti per avere qualche potere di controllo in più”.

L’OPINIONE – La denuncia ha richiamato l’attenzione di un altro quotidiano, “L’Opinione delle Libertà”, che ricorda le “70 persone in lista d’attesa solo nel Lazio, 400 nel Paese, dal Lazio in giù. “Questo dipende da tanti fattori – ci spiega il primario psichiatra dottor Giuseppe Nicolò, direttore del Dipartimento di Salute Mentale della Asl Roma 5 – la tempistica nelle Rems dipende in parte dal sanitario e in parte dal giudice. Il paziente rimane da noi 3-4 mesi, abbiamo un tempo di permanenza medio che supera di poco l’anno solare, una media di 380 giorni, oppure tempi molto prolungati che superano gli 800 giorni”. I cittadini in questo caso di Palombara Sabina o di Subiaco non sono dubbiosi o impauriti di avere queste presenze intorno? chiede l’inviata. “Non è mai successo nulla, i nostri utenti sono ben curati e trattati. Poi ci muoviamo in condizioni di massima sicurezza avendoli osservati per un periodo di circa sei mesi, pertanto i rischi possono essere ritenuti gestibili. In tre anni di attività non abbiamo avuto alcun evento spiacevole”. Ma non è così: si sono verificati almeno due tentativi di evasione, con l’intervento risolutivo dei carabinieri all’esterno della struttura, oltre ad una rissa interna documentata dall’ex magistrato Bruno Tinti sulle colonne de “Il Fatto Quotidiano”. Tant’è che il direttore della Rems poi aggiunge: “Quando usciamo avvertiamo i carabinieri che ormai ci conoscono molto bene, però è fondamentale che le nostre uscite le facciamo da soli, nessuno ci dà la scorta perché sarebbe anti-terapeutico”. Per il Comune di Subiaco, che il 21 aprile scorso ha organizzato una tavola rotonda sul tema, la Rems è invece “una bella storia di accoglienza”. Per il sindaco, Francesco Pelliccia, “le storie dei pazienti, la soddisfazione degli operatori, la possibilità di essere un riferimento nazionale per un passaggio di civiltà storico tra i vecchi opg e le nuove strutture deve dare soddisfazione alla nostra comunità, da sempre aperta ed accogliente. Le affermazioni di tutele e diritti per le fasce fragili della nostra società non possono essere solo declamate, ma si deve aver il coraggio di raccogliere le sfide. Solo attraverso interazioni complesse e sfidanti la Comunità può crescere. Il mio ringraziamento va a tutti gli attori di questo sistema di cura e riabilitazione, per il lavoro eccellente che svolgono ogni giorno. La città di Subiaco vi è grata”.