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“Grazie al narcotraffico i clan tengono sotto controllo Borghesiana, Romanina e S. Basilio”

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La grande piovra, una “PiovRoma”, tiene avvinghiati con i suoi tentacoli ben 4 quartieri della capitale: Borghesiana, Romanina, San Basilio e Ostia. “Un sistema multilivello- lo definisce il nuovo, terzo Rapporto “Mafie nel Lazio” presentato dalla Regione- un sistema criminale complesso che opera su Roma, inquinando l’economia, alterando le relazioni sociali sui territori, trasformando la natura dell’interazione fra i gruppi di narcotrafficanti che operano nei quartieri, dialogando con pezzi della politica, con il mondo delle professioni, con quello dell’imprenditoria e della finanza in un processo di progressivo contagio criminale”. Solo nel 2017 ci sono stati 26 procedimenti per associazione di stampo mafioso con 29 indagati e altri 58 con l’aggravante del metodo mafioso che ha coinvolto 412 persone.  Ed è soprattutto la droga lo snodo centrale dei traffici: “Roma è l’unica città internazionale dove si apre e si chiude l’intero ciclo del mercato stupefacente- dice Giampiero Cioffredi, presidente dell’Osservatorio per la Sicurezza e la Legalità della Regione Lazio- grazie ad oltre 100 piazze dello spaccio attive h24 gestite con il modello-Scampia. Tor Bella Monaca, Pigneto, Primavalle, Montespaccato. Ma in 4 quartieri la gestione del narcotraffico produce anche il controllo del territorio: San Basilio, Ostia, Borghesiana e Romanina. Qui ci sono centinaia di cittadini che, per 300 o 400 euro al mese, si prestano a custodire armi e piccole dosi di droga in garage e appartamenti, costituendo una sorta di welfare mafioso”. Tant’è che, solo nel 2017, sono stati ben 1010 gli indagati per traffico di stupefacenti con 7883 chilogrammi di droga sequestrata. Un fiume di denaro reinvestito in altri settori parimenti redditizi per la mala. Lo scorso anno si sono contati 164 indagati per traffico di rifiuti e 40 per usura, mentre le operazioni finanziarie sospette segnalate dalla Banca d’Italia sono 9769. I bonifici in entrata dai paradisi fiscali 5706 e quelli in uscita 4372, con 512 aziende e 1732 beni confiscati.

COSCHE DAL SUD – “Sul territorio operano da decenni clan, famiglie, gruppi e consorterie di Cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra” indica il Rapporto, che ricostruisce la “vocazione romana” della mafia siciliana sin dagli anni ’50 a Pomezia col boss Francesco Paolo Coppola. Una presenza che si è progressivamente strutturata fino all’ultima inchiesta sul clan Rinzivillo, originario di Gela, con le estorsioni che spaziavano dal Centro agroalimentare di Guidonia fino ai locali di Via Veneto. La mafia siciliana ha investito molto nella ristorazione, un settore che “non conosce crisi e nel quale qui a Roma è più semplice nascondersi, vista la molteplicità delle attività presenti”. La ‘ndrangheta calabrese, invece, è penetrata nel mondo delle sale giochi e delle slot-machine. “Pezzi di ‘ndrangheta che potrebbero gestire i propri affari da Rosarno o Gioia Tauro si sono stabilizzati a Roma, spostando nuclei per gestire più di un affare sulla piazza romana e tentare una interlocuzione stabile con il vasto contesto criminale della Capitale. Nell’area di Spinaceto e Tor de’ Cenci, vengono ancora segnalate presenze delle ‘ndrine crotonesi degli Arena e quelle reggine Bellocco, i Piromalli e i Molè, nonché Mazzagatti-Polimeni – Bonarrigo di Oppido Mamertina, attive in particolare nel traffico di stupefacenti e nel riciclaggio”. Ma la droga è appannaggio anche dei clan della confinante Campania: c’è l’esistenza “di una sorta di camorra romana, dal gruppo Mallardo al contesto criminale del clan Contini”.

LE PIAZZE DELLO SPACCIO – Sono per lo più “piazze chiuse caratterizzate dall’uso di sentinelle, ostacoli mobili e inferriate, l’utilizzo di telecamere e l’esistenza di edifici che – da un punto di vista urbanisti- co – garantiscono un controllo delle aree di spaccio”. Mentre nel quartiere del Pigneto, invece, c’è una “piazza aperta con un commercio degli stupefacenti dislocato nelle strade e nei vicoli dei rispettivi quartieri”. E la “situazione dell’area di Tor Bella Monaca somiglia sempre più ad un narco-quartiere”.