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Villa Adriana, ritorna l’incubo-discarica: “E’ solo per lo smaltimento delle macerie”

“Ricordate la discarica bloccata vicino a Villa Adriana? Ne stanno facendo un’altra. Ancor più vicina alla splendida residenza dell’imperatore. Una corsa febbrile”. L’allarme lo ha lanciato uno dei più grandi giornalisti italiani, Gian Antonio Stella, autorevole firma del Corriere della Sera. Che così ha spiegato il nuovo caso sul quotidiano milanese: “Per tranquillizzarli dicono che nella cava dovrebbero buttarci le macerie del terremoto. Come dire di no, all’emergenza dei detriti di Amatrice? Sullo sfondo, però, l’agitazione cresce: non finirà come in altre discariche presto riempite, senza controlli, con scarti nauseabondi o tossici? Pareva chiuso, ormai, il «dossier rifiuti» ai piedi di Tivoli. Rischiò grosso, allora, la grande dimora voluta dal successore di Traiano. Al punto di spingere l’Unesco a mandare una lettera: «Riguardo il progetto di discarica nei pressi di questo Patrimonio dell’Umanità, si fa presente che è stata già espressa preoccupazione allo Stato membro e si è in attesa di una relazione». Minaccia esplicita: se fosse andato in porto il progetto del prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, nominato mesi prima commissario, di buttare una parte della monnezza romana nella grande cava dismessa scavata senza alcun rispetto per l’agro romano accanto all’antico Castello di Corcolle (che una perizia indecente chiamava per svilirne l’importanza «manufatto edilizio»), la United Nations Educational Scientific and Cultural Organization avrebbe tolto a villa Adriana il prezioso sigillo che marca i tesori mondiali”. Continua Stella: “in questo contesto negli ultimi giorni ha cominciato a crescere fra gli ambientalisti una certa inquietudine alla scoperta che a meno di un chilometro dai confini di villa Adriana, in una cava abbandonata a quanto pare di pozzolana (una pietra leggera che si mischia al cemento ed è stata usata per tanto tempo dalle donne come la pietra pomice), erano in corso dei lavori. Soprattutto di notte. Con grandi fari che illuminavano la scena. Lavori di impermeabilizzazione. A cosa potevano servire? Per un paio di settimane, usando anche dei droni, gli ambientalisti già allertati dalla battaglia per fermare la discarica precedente, si sono interrogati. Finché ieri mattina il consigliere comunale di Tivoli Gianni Innocenti, presidente locale di Legambiente, ha preso la parola all’assemblea municipale e ha posto il problema sul tavolo: cosa succede nella discarica vicino all’autostrada dove qualche tempo fa era c’era l’ipotesi che fosse buttata la terra scavata per costruire la Metro C? Cosa hanno intenzione di buttarci? Sicuri che non stanno per farci un brutto scherzo?”

LA RISPOSTA DELLA SOCIETA’ – Simonpietro Salini, per conto della proprietà, ha detto che lì, nell’immensa ex cava, finiranno solo, come già era previsto nella autorizzazione iniziale, «detriti inerti, quelli del terremoto». Presumibilmente di Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto. Controreplica di Stella: “tutti gli ambientalisti si chiedono: massima solidarietà, però proprio qui? In un’area ricchissima di preziose falde acquifere, esposta molto più di tante altre ai rischi di un inquinamento presenti anche nei rifiuti inerti? E proprio adesso che il sito archeologico, dopo anni di crisi, sta cominciando a vedere una rinascita ed è tornato fra le meraviglie più visitate d’Italia? Su tutto, però, domina una paura: anche a Rocca Cencia doveva essere tutto sotto controllo. Eppure un paio di anni fa sono stati trovati anche lì dei rifiuti tossici… Magari all’inizio andrà tutto bene, sarà tutto sorvegliato, tutto monitorato. Ma poi?”

LA REPLICA DELLA REGIONE – “L’impianto di Tivoli, ricadente su una area già interessata da attività estrattiva, è in esercizio dal 2008 per una attività di recupero ambientale e annesso impianto di messa in riserva. Recentemente dagli uffici è stata effettuata una voltura della titolarità dell’impianto alla società Daf. È stata successivamente presentata una richiesta di variante non sostanziale per lo smaltimento di macerie derivanti dal terremoto. Tale richiesta è stata presentata a dicembre 2017, l’ufficio ne sta seguendo l’istruttoria e non c’è stata alcuna autorizzazione”, dice l’assessore regionale del Lazio ai Rifiuti e all’Ambiente, Mauro Buschini.

L'Aniene

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Periodico d'informazione della Valle dell'Aniene