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“Nuotopoli”, il buco nell’acqua a Tor Vergata resta senza colpevoli

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Nuotopoli, il buco nell’acqua dei mondiali di Roma 2009 resta senza colpevoli. La procura della Corte dei conti ha infatti archiviato il fascicolo sugli sprechi connessi alla realizzazione della Città dello Sport di Tor Vergata e ai Poli natatori di Ostia, Valco San Paolo, Pietralata e Foro Italico. Nella sentenza si legge di “inadeguatezze progettuali, insufficienza dei fondi rispetto ai programmi e modifiche progettuali, una grave incapacità programmatoria e gestoria sia sotto il profilo politico che tecnico. Una classe politica tesa a inseguire progetti faraonici senza però predisporre adeguate coperture finanziarie e senza tenere conto delle reali possibilità di rispettare un cronoprogramma in linea con gli obiettivi annunciati […]. Una compagine amministrativa incapace di rispettare le regole della concorrenza e della buona gestione, prona ai desiderata del politico di turno e del mondo imprenditoriale con cui si confronta e ai cui interessi risulta spesso asservita, come hanno dimostrato alcune delle vicende giudiziarie che hanno contornato l’iter dell’intervento”. Lo scrive Ugo Montella nell’archiviare la vicenda. Tre inchieste penali — quelle di Firenze, Perugia e Roma — e un processo in corso (quello che vede l’ex provveditore Angelo Balducci imputato per reati di corruzione) — avevano ricostruito che la scelta degli imprenditori per gli appalti delle grandi opere avveniva sulla base di meccanismi non concorrenziali. Mancava il quadro d’insieme. La Corte dei conti, pur archiviando funzionari e dirigenti pubblici (le responsabilità erano circoscritte ai soli imprenditori privati), fa considerazioni non certo benevoli nei confronti della classe dirigente di Roma. E spiega le grandi incompiute dei Mondiali di nuoto — in primis la città dello sport di Tor Vergata della Vianini (controllata dalla holding Caltagirone) e Valco di San Paolo — come il riflesso di «una grave incapacità programmatoria e gestoria sia sotto il profilo politico che tecnico». Il progetto per un centro sportivo polifunzionale, affidato all’archistar Santiago Calatrava, collezionò «ben sei atti aggiuntivi» che integravano l’iniziale spesa di 323 milioni di euro poi salita a quasi 608 milioni. Nel novembre scorso in un’intervista televisiva la sindaca di Roma, Virginia raggi, ha annunciato: “stiamo lavorando sulle Vele di Calatrava perché non rimangano come una ferita nel territorio di Roma”. Nel 2006 l’ultimazione dei lavori era “attesa per il 2009, in previsione dei Mondiali di nuoto”. Allora annunciarono “uno stadio del nuoto da 3milaposti ed un palasport con tribune per 9mila spettatori; mentre all’esterno sono previste altre vasche per il nuoto e tribune, sia fisse che mobili, in grado di ospitare fino a 15mila persone. La realizzazione del complesso sportivo richiederà una spesa di 120 milioni di euro, che saranno finanziati per il 50% con i fondi per la legge di Roma Capitale; la restante metà della spesa sarà finanziata con un mutuo speciale erogato dall’Inail. Il complesso delle installazioni sportive – per un totale di 38 ettari di impianti – costituisce la prima parte del progetto del campus universitario di Tor Vergata, che prevede la realizzazione di 2.500 posti letto per gli studenti e di nuove facoltà universitarie, per una superficie complessiva di circa 50 ettari”. Nel 2015 la percentuale dei lavori era “al 70-75%, ma dal punto di vista economico è molto diverso”. Dei 600 milioni necessari per la costruzione della struttura ne mancavano, infatti, circa 400 tre anni fa. Ma, nonostante tutto, si dichiarò ottimista l’archistar Santiago Calatrava: “Sono completamente convinto che le Vele saranno terminate, non mi è mai capitato in 30 anni di professione che una mia opera iniziata non sia mai stata conclusa”. Ma, almeno per ora (e son già passati 12 anni dalla progettazione) è finito tutto in un buco nell’acqua…

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