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Da Vicovaro l’appello al Parlamento: “Stop al 5G, è rischioso per la salute”

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Il 2 marzo si è tenuto a Vicovaro il primo meeting nazionale promosso dall’alleanza italiana Stop 5G, a cui hanno aderito e preso parte parlamentari di diversi schieramenti, consiglieri regionali, sindaci, assessori e consiglieri comunali. I promotori dell’alleanza chiedono al Parlamento una moratoria per la tecnologia 5G, il wireless di quinta generazione perché “privo di studi preliminari sul rischio per la salute pubblica”, che vengano avviate al più presto ricerche “indipendenti, di lungo termine e a largo raggio (non solo sui soggetti ‘sani’)”, hanno lanciato da mesi una campagna di sensibilizzazione sul tema, le cui risorse sono state raccolte con una campagna di crowdfunding. Il gruppo ha anche consegnato al Parlamento una petizione con 11 mila firme. “Per scongiurare – si legge – l’invasione di milioni di nuove mini-antenne a microonde millimetriche su tutto il territorio nazionale e l’innalzamento dei limiti di legge per l’irradiazione elettromagnetica’. “Non è un’associazione, ma un gruppo sostenuto dal mensile Terra Nuova, dalle associazioni e dai firmatari della petizione” hanno spiegato dall’Alleanza. Uno dei membri, Fiorella Belpoggi, direttrice dell’area ricerca del Centro per la Ricerca sul Cancro Cesare Maltoni dell’Istituto Ramazzini di Bologna, è stata ascoltata come esperta ricercatrice in Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni della Camera, in merito all’indagine conoscitiva sulle nuove tecnologie delle telecomunicazioni, con particolare riguardo alla transizione verso il 5G e alla gestione dei Big Data. Fiorella Belpoggi ha spiegato che “l’introduzione senza cautela del 5G, nonostante gli allarmi, sembra non aver insegnato nulla ai governi rispetto alle lezioni del passato: i governi dovrebbero prendere tempo in attesa di valutazioni accurate sulla pericolosità di questa tecnologia innovativa con studi sperimentali appropriati. L’Istituto Ramazzini – ha aggiunto – ha ancora in essere l’apparato espositivo utilizzato per studiare le frequenze del 3G e si rende disponibile a condividere la propria struttura con le parti interessate, cittadini, istituzioni e industria. Si tratta a questo punto solo di volontà politica, agire per garantire la salute pubblica sarebbe solo un fatto di democrazia”.