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Tutto esaurito al Teatro Tor Bella Monaca: “18 mila spettatori negli ultimi 3 mesi”

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Oltre al sipario sale anche il numero di spettatori al Teatro Tor Bella Monaca. 18 mila spettatori negli ultimi tre mesi, 7 mila nel solo gennaio scorso, 180 mila biglietti staccati dal 2013 ad oggi (per un intero anno, colpa della burocrazia, lo spazio è rimasto chiuso), 450 aperture di sipario nella passata stagione, per un complesso dalla doppia sala, la più piccola da 282 posti, l’altra da 98. Questi i numeri messi insieme dal palcoscenico, diretto dall’attore toscano Alessandro Benvenuti, tornato in scena con “L’avaro” di Molière. “Il Tor Bella Monaca è diventato un luogo simbolo per gli abitanti. Un’avanguardia culturale che dimostra come il tandem pubblico-privato possa funzionare se si seguono alcuni accorgimenti: siamo andati porta a porta a parlare di noi, nei centri commerciali e fra i negozianti, puntando a un teatro degli affetti, più che degli effetti. Alla fine degli spettacoli la gente si rimette in coda per acquistare altri biglietti- ha spiegato il responsabile organizzativo del teatro, Filippo D’Alessio- Siamo aperti dalle 8 a mezzanotte e cerchiamo di ospitare anche alla musica, oltre ad avere un cardine nelle compagnie indipendenti romane: gemellaggi con La Fenice di Venezia per proiettare film sull’opera lirica, format per i ragazzi la domenica pomeriggio. Abbiamo coinvolto il liceo di zona, l’Amaldi, mentre l’università Tor Vergata è ancora poco presente. Stiamo lavorando per farci conoscere”. La sala “riceve un contributo annuale di 180 mila euro dal Comune. A contare sono lo sbigliettamento e la capacità di ottenere il massimo con poco, come intercettare le compagnie in viaggio. Abbiamo rivestito le poltrone a nostre spese. Il 95 per cento del pubblico viene dal municipio, il resto da altri quartieri e dai Castelli Romani. Quando da noi non c’è posto, mandiamo chi è in lista d’attesa, allo stesso prezzo, dagli 8 ai 10 euro, in altre sale, come l’Eliseo, da cui ci arrivano molti titoli, il Parioli… Una bella mobilità culturale”