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Valle dell’Aniene a rischio idrogeologico Regione: “Primi fondi contro il dissesto”

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Spopolati e poveri, ma anche fragili molti Comuni della Valle dell’Aniene. Dopo le frane di Bellegra, Rocca Santo Stefano, Arcinazzo Romano, Riofreddo e Subiaco, solo per citare le ultime, la Regione Lazio ha scelto proprio l’abbazia sublacense per presentare il piano contro il dissesto idrogeologico. Il 24 gennaio scorso, infatti, l’assessore regionale Mauro Alessandri e il direttore regionale ai Lavori Pubblici, Wanda D’Ercole, ne hanno illustrato i contenuti nel corso di un partecipato incontro che si è tenuto presso il Monastero di Santa Scolastica. Sul totale delle risorse impegnate ci sono 5 milioni di euro destinati alle amministrazioni locali per lavori urgenti di messa in sicurezza dei versanti interessati da fenomeni franosi ed altri 7 milioni e 221 mila euro messi a disposizione tramite un bando rivolto ai Comuni per interventi di mitigazione del rischio idrogeologico e in particolare di esondazioni, alluvioni, dissesti di carattere torrentizio, frane e sprofondamenti. Le amministrazioni avranno trenta giorni di tempo dalla data di pubblicazione del bando sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio per far pervenire le proprie richieste di finanziamento. Saranno ritenuti ammissibili gli interventi volti a ridurre il rischio diretto per le persone o risolutivi per situazioni di interruzione della viabilità stradale, la cui progettazione sia almeno di livello definitivo e con importo del finanziamento richiesto non superiore ai 500mila euro. “È indispensabile programmare e attuare nuove azioni dirette alla difesa del suolo. Quelle presentate oggi rappresentano misure concrete che la Regione Lazio mette a disposizione dei Comuni: i 12 milioni di euro per interventi di contrasto al dissesto idrogeologico sono un primo, importante passo verso questa direzione, a cui seguiranno ulteriori provvedimenti destinati a garantire la sicurezza del territorio regionale”, l’assessore Mauro Alessandri.

LA GEOLOGIA DELLA VALLE – Il fiume Aniene raccoglie le acque di numerose sorgenti che sgorgano nell’imponente faggeta posta sul versante sud-orientale del Monte Tarino (1.959 m s.l.m.). La più elevata di queste sorgenti è quella di Riglioso (o Capo Aniene), posta a quota 1.203 m, di portata inferiore alla sorgente delle Grotte del Pertuso, tra Trevi nel Lazio e Filettino. Un ramo sorgentizio secondario è quello alimentato dalla Fonte della Moscosa (1.619 m) ubicata in testata della Valle Granara (ad est di M. Cotento) e percorsa dal F.so Maiore. Poco dopo le cascate di Trevi, in località Comunacque, nell’Aniene confluisce il Simbrivio che nasce da una serie di sorgenti che scaturiscono dal Monte Autore (1.853 m), dal Monte Tarinello e dal Monte Assalonne. Una volta giunto ad Agosta, grazie all’apporto delle sorgenti dell’Acqua Claudia e, più avanti, nel territorio di Arsoli e Marano Equo con il contributo delle sorgenti dell’Acqua Marcia, la portata del fiume viene incrementata in modo considerevole. L’Aniene percorre, nella media ed alta valle, una delle zone geologicamente più complesse dell’Appennino centrale. In questo settore geografico, l’Appennino è caratterizzato dalla presenza di due grandi domini paleogeografici, dalla cui evoluzione ha avuto origine l’attuale paesaggio. Il primo dominio, rappresentato dalla “piattaforma carbonatica laziale-abruzzese”, è costituito da una successione calcareo-dolomitica che si è deposta in un ambiente marino poco profondo nel periodo che va dal Triassico superiore (220 Ma) al Cretacico superiore (65 Ma). A questa fa seguito un’interruzione nella continuità della sedimentazione avvenuta durante il Paleogene (65-20 Ma) e conosciuta come “lacuna paleogenica”, legata all’emersione della piattaforma carbonatica. La sedimentazione riprende poi nel Miocene inferiore e medio con depositi di rampa carbonatica formati da calcari e calcareniti bioclastiche. Il secondo dominio paleogeografico è costituito dal cosiddetto “bacino umbro-marchigiano-sabino”, caratterizzato da successioni calcareo-siliceo-marnose e calcarenitiche di ambiente marino aperto e di scarpata sottomarina, depostesi tra il Triassico superiore (190 Ma) e il Miocene medio (15 Ma). Questi due diversi domini paleogeografici vengono a contatto, all’altezza di Roviano e Anticoli Corrado e lungo la dorsale dei Monti Ruffi, attraverso un complesso sistema di faglie e un ampio sovrascorrimento ad asse nord-sud e vergenza orientale. Questo complesso lineamento tettonico, denominato “linea Olevano-Antrodoco” perché decorre con continuità tra queste due località distanti oltre 100 km tra loro, è stato attivo in un lungo periodo compreso fra il Giurassico inferiore ed il Pliocene. Nella valle, tra Anticoli Corrado e Subiaco, affiorano depositi di natura silicoclastica riferibili al Miocene superiore e depositi fluviali e lacustri di età quaternaria.