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Lazio, il Ps di Tivoli è il più affollato delle province Cisl accusa: “gravi carenze strutturali e d’organico”

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Dopo l’aggressione di domenica 13 al Pronto Soccorso di Tivoli la Cisl Roma-Rieti “esprime forte preoccupazione per i gravi fatti che hanno coinvolto le 5 figure professionali del DEA di Tivoli, aggredite davanti a degenti e parenti terrorizzati. Il fenomeno delle violenze sul luogo di lavoro è presente in tutti i reparti, ma il DEA rimane il luogo di lavoro con più episodi in assoluto. L’ampio numero di accessi, le gravi carenze strutturali le gravi carenze di organico, una situazione ad alto contenuto emotivo e lo Stress legato alla gestione delle priorità diagnostico – terapeutiche – assistenziali, incidono pesantemente nella gestione dei conflitti che spesso si trasformano in aggressioni al personale. Gli operatori sono lasciati soli a fronteggiare questo problema, eppure basterebbe applicare la legge dando piena applicazione all’articolo 2087 del codice Civile in cui si afferma che il datore di lavoro deve adottare tutte le misure idonee a prevenire sia i rischi insiti all’ambiente di Lavoro, anche quelli derivanti da fattori esterni. Se L’Azienda non è in grado di farlo, visto la carenza di mezzi e risorse, venga fatto da chi è al disopra delle Aziende Sanitarie”. In effetti anche i dati dimostrano che quello di Tivoli risulta come il Pronto Soccorso più affollato della provincia romana, il primo non capitolino di tutto il Lazio. E’ infatti nono nella classifica delle strutture d’emergenza che, nel 2017, hanno tenuto ferme le ambulanze del 118 a causa del blocco-barelle. Nel 2017 sono aumentati del 7,2%, infatti, i “costi sostenuti dall’Ares 118 a causa del protrarsi delle soste in Pronto Soccorso dei mezzi di emergenza, con la conseguente necessità di reperire mezzi aggiuntivi per garantire la copertura del territorio”, assicurata grazie all’ingaggio delle ambulanze e gli equipaggi di società private. Il conto annuale è arrivato a 6 milioni e 570 mila euro contro i 6 milioni e 126 mila spesi nel 2016. Ora l’Ares 118 chiede il rimborso alle singole aziende sanitarie e ospedaliere per i “secondi di sosta eccedenti i 30 minuti” delle ambulanze (le auto mediche private costano 94 euro l’ora, le ambulanze con medico a bordo 144 e quelle base con l’infermiere 79). Il Pronto soccorso più affollato nel 2017 è stato l’Umberto I, che deve restituire un milione e 44 mila euro, segue sul mesto podio il Pertini (652 mila euro) e il Policlinico Casilino (615). Nella top-ten dei Pronto soccorso più affollati figurano anche Tor Vergata (534 mila euro), San Giovanni Addolorata (406), Sant’Andrea (406), Vannini (314), Tivoli (286) e Albano Laziale (248).  Nel 2017 sono aumentate del 34% le “194.050 ore di prestazioni di soccorso a chiamata” dalle società private, con un costo complessivo ancora più alto: 6 milioni e 774 mila euro. Nel 2016 la spesa era stata di 6 milioni e 126 mila euro per le 144 mila e 616 ore di noleggio delle ambulanze private “a spot”. Le quali, nel 2012, erano costate invece 3 milioni e 920 mila euro (passate a 6 milioni e 800 nel 2014). Nel 2016 questo servizio è costato complessivamente 34 milioni di euro: 24.236.000 euro per le società private, 3.998.000 euro per le associazioni di volontariato e il resto per il noleggio delle ambulanze private. Cifre pesanti che hanno contribuito a far raddoppiare le perdite di bilancio, arrivate a 35 milioni e 56 mila euro rispetto ai 17 milioni e 741 mila euro dell’anno precedente nonostante l’Ares 118 abbia perduto quasi la metà dei dipendenti nel giro di 14 anni: nel 2004 contava 3.249 lavoratori fra medici, infermieri, autisti-soccorritori ed amministrativi, mentre ora sono soltanto 1839. L’Ares 118 dispone di 136 ambulanze a gestione diretta, ma ricorre all’uso di 31 mezzi delle associazioni di volontariato e 55 di società private.